La fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni (FIVET) è una tecnica introdotta negli anni settanta, quando si iniziò a mettere insieme conoscenze di ginecologia, fisiologia, embriologia animale e colture cellulari per cercare di dare speranza alle coppie infertili. Diversi studi e sperimentazioni portarono così alla nascita della prima bambina in provetta nel 1978 grazie al biologo Robert Edwards e al ginecologo Patrick Steptoe [1,2]. Da quel momento fino alla seconda metà degli anni ottanta venne utilizzata la laparoscopia per l’aspirazione dei follicoli ovarici, eseguita in anestesia generale; agli inizi degli anni novanta, invece, la tecnica meno invasiva di aspirazione follicolare transvaginale ecoguidata in anestesia locale o sedazione profonda sostituì rapidamente la laparoscopia [3,4].

Nel corso degli anni le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono state gradualmente perfezionate e ad oggi si dividono in tre livelli: le tecniche di I livello prevedono l’inseminazione intracorporea, quelle di II livello si avvalgono della fecondazione extracorporea con successivo trasferimento dell’embrione, come anche quelle di III livello, che tuttavia sono precedute da recupero chirurgico di spermatozoi dal testicolo o dalle vie seminali. Tali procedure possono essere eseguite nel corso di un ciclo ovarico naturale oppure possono essere associate a crescita follicolare multipla indotta farmacologicamente, che ha come vantaggio l’incremento del numero di ovociti disponibili per la fertilizzazione, con maggiori probabilità dunque di concepimento.

Per un trattamento di stimolazione ovarica si possono scegliere diversi protocolli che si avvalgono di differenti farmaci tra cui i più utilizzati sono il clomifene citrato (CC) o le gonadotropine. Per stabilire il momento di massima fertilità della donna è necessario monitorare la crescita dei follicoli. La stimolazione ovarica viene valutata mediante dosaggi del 17-β-estradiolo, ormone prodotto dal follicolo, e soprattutto con l’ecografia ovarica. Quando la dimensione e il numero di follicoli sono adeguati viene indotta l’ovulazione con la somministrazione della gonadotropina corionica umana (hCG), che mima il picco preovulatorio dell’LH in virtù della stessa funzione biologica (ma è più facilmente ottenibile e più economica).

In questo articolo voglio dunque parlarvi di una procedura centrale nelle tecniche di II e III livello, ossia il prelievo degli ovociti o pick-up.

Durante l’operazione è necessaria la presenza di un ginecologo, di un anestesista, di un’ostetrica, di un infermiere e di un operatore sanitario specializzato. Le strumentazioni mediche necessarie sono:

  • ecografo con sonda transvaginale
  • ago monouso per l’aspirazione del liquido follicolare
  • sistema di aspirazione con pressione costante
  • provette per la raccolta del liquido follicolare
  • termostato per il mantenimento a 37 °C della temperatura delle provette contenenti il liquido follicolare, prima che queste vengano portate nel laboratorio adiacente alla sala operatoria

Il pick-up avviene 34-36 ore dopo la somministrazione dell’hCG (Ovitrelle®, Gonasi®). Con la paziente distesa in posizione ginecologica, la procedura inizia con una preparazione vaginale mediante lavaggio. In seguito all’inserimento dello speculum e al lavaggio dell’ago, con la paziente in sedazione, si passa all’aspirazione dei follicoli di una o entrambe le ovaie.

Le provette con il liquido follicolare appena aspirato vengono immediatamente portate in laboratorio, dove l’embriologo provvede alla ricerca degli ovociti che, insieme alle cellule somatiche che lo circondano, forma il complesso cumulo ooforo-corona radiata-ovocita (CCO). Questi vengono lavati in un mezzo tamponato, osservati al microscopio per la loro classificazione e successivamente trasferiti in uno specifico terreno di coltura.

Il pick-up ha una durata di 15-30 minuti e dopo 3-4 ore di riposo presso la nostra clinica la paziente potrà tornare normalmente alle proprie attività quotidiane.

Al prelievo ovocitario seguono una serie di fasi che dipendono dallo scopo del trattamento inquadrato dal ginecologo.