Fecondazione assistita a Salerno, presso il centro di Pma Criagyn.

Molti pazienti che varcano la soglia del nostro centro, arrivano “avvertiti”. Ovvero già informati, con una “infarinatura” degli argomenti che andremo a trattare nella pratica. I tempi sono cambiati (fortunatamente), e le persone per quel che possono si informano, si documentano circa le materie sulle quali mi chiederanno poi un consulto.

È una “ricerca” che mi ispira inevitabilmente simpatia, non lo nego. Perchè in qualche misura me le fa sentire maggiormente vicine. Calandomi nei loro panni, nei loro dubbi, nelle loro più che giustificabili ansie.

Per la mia professione (nello specifico) diventa un filo più complesso, invece, spiegare cosa si nasconda dietro l’acronimo di PMA. Sigla abbreviata tra siti ufficiali e riviste di settore, che ormai sostituisce da un decennio buono, le classiche nomenclature (familiari) della Ginecologia e della Fecondazione Assistita.

Fecondazione assistita, già. Le parole, in fondo, contengono da sole i riferimenti che cerchiamo in partenza. E PMA vuol significare lo stesso concetto abbreviato: procreazione medicalmente assistita.

Sorgerà spontaneo il prosieguo delle domande. In cosa consiste? Quanti tipi di tecniche esistono? Quando farne davvero ricorso?

Ecco. Comincio dall’ultimo quesito. Sperando di non tediare chi mi legge con argomentazioni troppo prolisse e difficili al contempo da comprendere.

Ma tant’è e quindi ci provo, estrapolando dei concetti che è bene conoscere intorno al mio lavoro. Buona “immersione”…

Per fertilità si intende la capacità di procreare, ossia di concepire una nuova vita.

Per le donne, la probabilità di concepire un figlio rimane relativamente uguale da un ciclo all’altro; tale probabilità è conosciuta con il termine di fecondabilità mensile ed è di circa il 15-20%. Se sommiamo tale probabilità (15-20%) ci si rende subito conto che dopo 3-4 mesi la maggior parte delle coppie (più del 50%) raggiunge il risultato desiderato ovvero la gravidanza. Se il concepimento non avviene entro i primi tre-quattro mesi, la fecondabilità mensile diminuisce gradualmente mese dopo mese. Il motivo di tale diminuzione è in tal caso probabilmente legato a qualche fattore che rende più difficile la procreazione (problemi ovarici, delle tube, dell’utero, del seme o squilibri ormonali, ecc).

Questo concetto all’apparenza un po’ difficile da comprendere semplicemente ci dice che più passano i mesi e più sarà difficile (ma non impossibile!) che la donna rimanga incinta.

Da vari studi realizzati su vaste popolazioni si è visto che circa l’85-90% delle coppie (ovvero la stragrande maggioranza) ottiene la gravidanza nell’arco dei primi 12 mesi.

Basandoci su queste osservazioni parliamo di infertilità quando la coppia seppur avendo relazioni frequenti senza protezioni non ottiene gravidanza nell’arco dei primi 12 mesi.

Quando l’età della donna supera i 35 anni o ci sono fattori di rischio per l’infertilità già noti (precedenti di chirurgia ovarica, endometriosi, conoscenza di uno spermiogramma alterato, ecc.) tale riferimento non è più 12 mesi ma bensì di 6 mesi.

Per questo motivo in termini generali si consiglia di affidarsi a uno specialista esperto in Medicina della Riproduzione se passati 12 mesi senza ottenere risultato oppure dopo 6 mesi se si compiono le condizioni precedentemente menzionate.

Per Procreazione Medicalmente Assistita, si intende l’insieme di tutti quei trattamenti per la fertilità nei quali i gameti, sia femminili (ovociti) che maschili (spermatozoi), vengono trattati al fine di determinare il processo riproduttivo.

Queste tecniche sono utilizzate per aiutare il concepimento in tutte le coppie, laddove questo non possa riuscire spontaneamente.

La riproduzione assistita è possibile, quindi, mediante una gamma di opzioni terapeutiche, a diverso grado di invasività. Nel nostro Paese sono state suddivise, tenendo conto della loro complessità e necessità o meno di anestesia, in:

  • tecniche di I livello
  • tecniche di II e III livello.

 

Non esiste una tecnica migliore o peggiore dell’altra, ma semplicemente quella più idonea al quadro clinico presentato da ogni diversa coppia.

Tecniche di primo livello

Inseminazione Intrauterina semplice (HIUI homologous intra uterine insemination) con seme del partner.
Questa tecnica prevede, l’introduzione del seme maschile nella cavità uterina  contemporaneamente al monitoraggio dell’ovulazione della donna per favorire l’incontro spontaneo nel corpo femminile dei due gameti.
Si può eseguire su ciclo spontaneo o con la stimolazione farmacologica dell’ovulazione.

 

Tecniche di secondo e terzo livello

FIVET (fecondazione in vitro embrio transfer) o IVF(in vitro fertilization).
Questa tecnica prevede  una serie di azioni:

  • Stimolazione farmacologica dell’ovaio per produrre più ovociti
  • Prelievo chirurgico degli ovociti prodotti
  • Inseminazione degli ovociti in laboratorio
  • Fecondazione degli ovociti
  • Sviluppo degli embrioni
    Questo processo è molto delicato e avviene sotto lo stretto controllo dei biologi ed embriologi su delle piastre speciali con dei mezzi di coltura che danno il nutrimento alle cellule, all’interno di incubatori, nei quali vengono seguiti tutti i processi di divisione cellulare che porteranno alla formazione dell’embrione.
  • Trasferimento degli embrioni in utero.

ICSI (iniezione intracitoplasmatica di un singolo spermatozoo).
E’ una particolare metodica di fertilizzazione, che prevede gli stessi passaggi della Fivet, fino al momento della fecondazione, che, come abbiamo già anticipato, avviene tramite iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita.
Questa tecnica, scoperta nel 1992 dal ricercatore Italiano Giampiero Palermo, nacque per risolvere tutti quei casi di infertilità da fattore maschile, laddove non c’era la possibilità o un numero sufficiente o una motilità degli spermatozoi, tale da tentare una fecondazione spontanea.

 

Le tecniche FIVET e ICSI si distinguono nella loro applicazione in:

  • “cicli a fresco”, quando nella procedura vengono utilizzati embrioni, che sono stati appena fecondati
  • “cicli da scongelamento” se gli embrioni o gli ovociti sono stati precedentemente crioconservati e sono stati scongelati per effettuare quel ciclo di trattamento.

 

Fanno inoltre parte delle tecniche di secondo e terzo livello le seguenti procedure:

 

PRELIEVI TESTICOLARI
Si realizzano in caso di assenza di spermatozoi nell’eiaculato (azoospermie) e sono:

  • Aspirazione Percutanea di Spermatozoi per via Testicolare (TESA)
  • Estrazione di Spermatozoi per via Testicolare (TESE)
  • Aspirazione Microchirurgica di Spermatozoi dall’Epididimo (MESA)
  • Aspirazione Percutanea di Spermatozoi dall’Epididimo (PESA).

 

 CRIOCONSERVAZIONE

Nelle procedure di PMA rientrano anche le tecniche di crioconservazione dei gameti (ovociti e spermatozoi) e degli embrioni.

Negli ultimi anni i progressi fatti anche dai ricercatori Italiani, nel campo della crioconservazione ovocitaria, e i più di 1.500 bambini nati in Italia, a seguito dell’applicazione di questa tecnica, hanno fatto sì che, oggi, possa essere considerata una tecnica sicura ed efficace.
Per questo motivo viene proposta anche nei casi di pazienti oncologiche che debbano sottoporsi a terapie tali da mettere a rischio la loro fertilità futura, per preservare la loro capacità riproduttiva.

Fecondazione assistita a Salerno, presso il centro di Pma Criagyn.

 

 

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