Le anomalie congenite, note anche come difetti alla nascita, sono alterazioni che si verificano durante la vita intrauterina che influenzano la struttura o la funzione del corpo. Possono essere identificati prima della nascita, alla nascita o anche più tardi durante l’infanzia. Sono stati identificati in circa il 3-6% delle nascite e sono una delle principali cause di mortalità neonatale e infantile in tutto il mondo.

Circa il 10% delle anomalie congenite è causato da teratogeni che possono essere sostanze chimiche, agenti biologici o condizioni materne come diabete ed epilessia.

 

Quando agiscono le sostanze teratogene?

 

Durante le prime settimane di gestazione abbiamo quello che viene definito fase del “tutto o nulla”, cioè l’esposizione della mamma ad uno xenobiotico in questo periodo può indurre un danno talmente grave da portare all’aborto oppure non causare nessun danno.

Il periodo dell’embriogenesi o organogenesi è uno dei periodi più delicati perché è il periodo in cui si ha l’abbozzo di tutti gli organi. L’esposizione di uno xenobiotico in questo periodo porterà ad una malformazione oggettiva del feto che possono manifestarsi come danni al sistema nervoso centrale, cuore, arti  ecc. Il danno morfologico è quindi un tipo di danno che avviene durante il periodo dell’organogenesi.

Il periodo successivo è la fetogenesi che arriva fino alla fine della gravidanza e in questo periodo i difetti saranno più che altro difetti di funzione perché il sistema nervoso centrale continua a svilupparsi in questo periodo ed è ancora estremamente suscettibile.

 

 

Quali sono quindi le sostanze da evitare durante la gravidanza?

 

  • ALCOL: l’alcol è un noto teratogeno e se assunto in gravidanza provoca alterazioni morfologiche e disabilità anche intellettive nella prole. L’alcol può indurre la sindrome feto alcolica che comporta anomalie facciali tipiche, ritardo di crescita pre e post-natale, disfunzioni cardiache, ritardo mentale correlato a malformazioni dell’ippocampo e disturbi comportamentali. C’è tolleranza zero per l’assunzione di alcol in gravidanza. L’effetto tossico dell’alcol è dovuto al suo metabolita l’acetaldeide. L’acetaldeide deidrogenasi detossifica l’organismo dall’acetaldeide. Se una donna in attesa consuma bevande alcoliche, l’acetaldeide giunge direttamente nel sangue del nascituro attraverso la placenta ma non essendo in grado di metabolizzare l’alcol come un adulto viene di conseguenza più esposto ai suoi effetti nocivi.

 

  • ACIDO VALPROICO: è un antiepilettico ad ampio spettro e ampio utilizzo in grado di controllare diversi tipi di epilessia. Essendo questo farmaco estremamente teratogeno se la paziente programma una gravidanza il medico dovrà assolutamente sostituire questo farmaco. L’esposizione in utero ad acido valproico è associata ad un incremento per il disturbo dello spettro autistico e a difetti congeniti come spina bifida, cardiopatite e craniosinostosi.

 

  • CANNABIS: le conseguenze dell’uso della cannabis in gravidanza sono dovute al fatto che il sistema cannabinoide è estremamente implicato nei primi periodi di sviluppo dell’embrione. Essendo i cannabioidi estremamente lipofili riescono ad attraversare facilmente la placenta e arrivano alla prole. L’esposizione prenatale alla cannabis è associata ad un minor peso e ad una ridotta circonferenza cranica del bambino alla nascita, mentre nei primi anni di vita si registra maggiore ansia e aggressività.

 

  • RETINOIDI: l’acido retinoico è un farmaco molto comune ed efficace per il trattamento dell’acne. L’assunzione di acido retinoico in gravidanza induce malformazioni, pertanto, il medico dovrebbe richiedere test di gravidanza periodici. Il vantaggio di questo farmaco è che ha un washout breve; quindi, una volta che si smette il farmaco non ci sono più controindicazioni.

 

  • DIETILSTILBESTROLO: è un farmaco utilizzato soprattutto negli anni 70 per prevenire l’aborto in quanto stimola la sintesi di estrogeni e progesterone nella placenta. Nei nati di sesso maschile causa un’aumentata incidenza di cisti dell’epididimo, testicoli ipotrofici e ridotto volume e qualità spermatica. Nelle nate di sesso femminile invece si registra una maggiore incidenza tra i 15 e 22 anni di adenocarcinomi a cellule chiare della vagina.

 

  • ANTICOAGULANTI DICUMARINICI: se usati nella prima parte della gravidanza possono provocare malformazioni del viso e ritardo mentale, mentre se vengono assunti verso la fine della gestazione possono aumentare il rischio di emorragie.

 

  • ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI IONIZZANTI: esistono due tipi di effetti e rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti: rischi deterministici a breve termine e rischi stocastici a lungo termine. I primi si manifestano sotto forma di morte prenatale durante il periodo d’impianto e morte cellulare durante l’organogenesi, con conseguente ritardo della crescita, malformazioni ed effetti neurologici. I secondi comprendono l’aumento del rischio di sviluppare un cancro (da bambino e da adulto).

 

Nei casi di asma bronchiale, ipertensione, malattie infettive e come detto prima epilessia il trattamento farmacologico della madre si rende necessario; quindi, sarà compito del medico stabile la terapia più idonea e che oltre a proteggere la paziente protegga anche il feto.

In conclusione, il rischio che si sviluppi un difetto congenito dipende dalla quantità di teratogeno, dall’epoca di gestazione e dalla durata dell’esposizione e consigliamo sempre di consultare il medico per qualsiasi dubbio.

 

 

 

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